Added by on 21 agosto 2017

in ufficio. io , Natale e Carmela

Io e Linda ci ricomponemmo ed andammo verso le nostre camere (eravamo troppo sconvolti dall’ eccitazione per nasconderlo). Mi sentivo fortemente angosciata e il mio rendermi conto che l’ansia che provavo aveva sempre meno a che fare con l’amicizia aumentava ulteriormente l’angoscia. . . Stentava a crederci, eppure aveva ammesso lei stessa di averlo fatto e la sua reazione era stata quella di cacciarla di casa in malo modo, gridandole di non volerla vedere mai più. ancora oggi ci divertiamo tra noi femminucce !! ma credo che anche tu comincerai a fare parte integrante delle nostre feste! Prometti mooolto bene!”. Il povero ragazzo, nato gobbo e per questo oltremodo dileggiato dagli assidui clienti del Bar Commercio, era figlio d’una famiglia umile. Come per il vivere insieme, sarebbe così figo. Poi me lo leccò ancora per qualche minuto e quando lo ebbe ripulito per bene disse “dai ricomponiamoci che mi devi portare a casa” ; io annui e mi preparai. Dal buco vidi comparire due labbra meravigliose. Infoiato com’ero, non trattenei la mia tendenza a diventare violento e le davo sonori schiaffoni sulla parte alta delle chiappe. A quel punto Enrica, che era rimasta in disparte sditalinandosi a tutto spiano, si fece avanti perché mi dedicassi a lei e fu un bene, perché forse non mi sarei fermato e mia moglie l’avrei picchiata ben bene. Le tornò infatti alla memoria che lei e Diana si erano baciate per la prima volta proprio sotto la pioggia. Mio marito, a quel punto, era già sceso. Mi lascia cadere le gambe, si riversa all’indietro, appoggiandosi alla parete del camion

Sure:
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